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Sito Ufficiale di Paul Michael Glaser
“La nostra capacità di amare è il nostro più autentico potere, il nostro più grande potere come esseri umani” PMG
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| UPDATED November 18, 2007 |
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Paul Michael Glaser: che cosa ci fa un simpatico poliziotto come Starsky in una pantomima come questa? E’ qui per vincere la sua paura della morte, dice Paul Michael Glaser, la più sorprendente tra tutte le stars che saranno qui per Natale.
Intervista di Cole Moreton Data di pubblicazione: 18 novembre 2007 Starsky a Bromley? Questo è un errore. Il più disinvolto e affascinante poliziotto di tutti i tempi dovrebbe per sempre rotolare sul cofano della sua Ford Gran Torino rossa e inseguire i delinquenti per le strade della California – e non gironzolare a sud di Londra perdendo tempo a scambiare idee con la gente. E’ come scoprire che il tizio di sotto che vende patatine fritte in realtà è Elvis. All’esterno del Teatro Churchill, un enorme bunker appena fuori dal centro commerciale, una donna sta osservando attentamente un poster della pantomima Peter Pan. “Non può essere”, dice rivolta al suo compagno. Entrambi sono abbastanza avanti con gli anni per aver visto Starsky & Hutch insieme ai loro figli negli anni Settanta, quando la serie era il più grande e originale poliziesco della televisione. “No, non è lui”. Oh sì , lo è. Dietro di lei Paul Michael Glaser è dentro il palazzo dove si sta preparando per la parte di Capitan Uncino. A Bromley. Come è avvenuto? “Me l’hanno chiesto”, dice l’attore. La splendida testa di capelli lunghi neri ricci si è inargentata e i capelli sono ora più corti, ma anche a 64 anni lui è ancora Starsky, lì davanti che scrolla le spalle. Ed è strano. Siamo abituati a vedere David Soul, il suo vecchio partner Hutch, poiché quando la serie finì Soul fuggì alla volta di questo Paese per ricostruire la sua carriera. Ma Glaser si tenne a distanza, rimanendo tranquillo. Scomparve dai teleschermi per condurre una vita intensamente privata, in parte per affrontare la perdita della moglie e della giovane figlia a causa dell’Aids. Proprio ora potrebbe trovarsi a casa in California, invece è qua. Perché? Glaser non dice nulla, si limita a scrollare nuovamente le spalle, seduto nel bar vuoto del teatro, intento a strappare il coperchio di una confezione di insalata. Un pacco di Shapers della Boots [linea nutrizionale salutista]. Oh, il fascino di Hollywood. Glaser è una delle numerose stars americane ad essere “reclutate” per la pantomima da una Compagnia il cui nome è First Family Entertainment, che lancerà la sua nuova stagione questa settimana. Altri grossi nomi furono Henry Winkler, il Fonzie nella serie Happy Days, e Mickey Rooney, che era una star del cinema prima ancora che Glaser nascesse. Ma che cosa sa ciascuno di loro riguardo alla tipica tradizione inglese della pantomima? Glaser ha mai preso parte a qualcuna di esse in passato? “No”. Ne ha mai vista una? “No”. Oh, questa potrebbe essere una difficoltà. Glaser odia le interviste e in realtà non ne dà più. C’è una clip su internet dove lo si vede ridurre quasi all’esaurimento un lusinghevole intervistatore con una serie di grugniti, scrollate di spalle e risposte a monosillabi – per concludere bruscamente con: “Devi avere dei sassi al posto del cervello!” E la cosa può peggiorare. Glaser risente del viaggio, essendo volato qui dall’America un paio di giorni fa. Fin da allora ha fatto delle prove per un tipo di teatro che non capisce. Si trova nel bel mezzo di un divorzio dalla seconda moglie, e in lotta per la custodia della figlia di 9 anni. E’ stanco e affamato, e un membro del cast mi ha avvisato dicendo “Non sopporta gli imbecilli”. Stupendo. So che Glaser è uno scrittore ed un attivista e così pure un attore, e sono sicuro che parlerà di cose che abbiano un significato, se sarò in grado di porre la domanda giusta. Perciò……ti vedi bene nei panni di Capitan Uncino? Un costume carino… “Un bel vestito”, annuisce lui, rosicchiando il pollo. Farai lo spaccone…. “Farò lo spaccone, brandirò la mia spada. Tutte quelle belle cose”. Henry Winkler, che sta ritornando dopo aver fatto la pantomima per la prima volta l’anno scorso, dice di non aver mai sperimentato prima il fatto di avere tanta gente che urlasse verso di lui. Questo “brivido”, diverso da qualunque altro nel teatro, è ciò che richiama le stars (e il denaro, naturalmente. Gli americani stanno ora vincendo sulle stars australiane delle soap opera ai botteghini festivi, con molti teatri che si riempiono solo con le pantomime. Il compenso di Glaser rimane segreto, ma si parla che una star inglese di secondo piano venne pagata 400.000 sterline per un periodo di lavoro). La partecipazione del pubblico può lasciarti di stucco, dice Joe Tracini, che interpreta Peter Pan a Bromley. “Sono sicuro che sarà una ‘scossa’”, dice Glaser. “E’ quello il divertimento. Ho sempre avuto un lato bizzarro dentro di me, una parte stravagante, sciocca”. La versione cinematografica di Starsky & Hutch con Ben Stiller nel ruolo di Starsky e che vide Glaser recitare in un cammeo, fu ben più “leggera” della serie, ma a molta gente questo non piacque. “Se si osserva Starsky attentamente, lui è un po’ un ragazzo-uomo”, dice Glaser. “Per un verso ingenuo e vulnerabile, dall’altro più adulto, con problemi più seri. Molto di Starsky & Hutch, secondo me, si basò sul lato umoristico”. Sorride. Vorranno le battute di Starsky? Glaser si fa serio. “Immagino”. Le avranno? “Io sono qui per interpretare Capitan Uncino”. E anch’esso è un’affascinante personaggio, molto più della leziosa Wendy o dell’asessuato Pan, è un uomo adulto, maturo, in un costume appropriato. Un ragazzo-uomo come Starsky? “Penso di sì”. Quindi nessuno scherzo con quei cardigans di lana che Starsky era solito indossare? Sospira. “Penso che il pubblico potrebbe richiederlo”. La pantomima ha le sue radici nella Commedia dell’Arte, e anche le apparentemente moderne innovazioni, quali per esempio l’avere una star come ospite, in realtà erano di moda già nel 1800. Glaser si guadagnò una laurea in Dramma e Recitazione e lavorò a Broadway prima di interpretare Starsky, perciò che abbia mai recitato in qualcosa che assomigli a questo? “Bella domanda”. Finalmente! “Non ho mai recitato nel ‘burlesque’ [1], con il quale c’è qualche connessione, ma negli anni Sessanta c’era un certo tipo di avvenimento teatrale che richiedeva una maggiore partecipazione da parte del pubblico. Ma stiamo attenti, tutto il teatro è un modo per raccontare storie. Noi raccontiamo storie per riaffermare la nostra capacità di vincere la nostra paura della morte”. Ah, la morte. Quando questa si presentò nella famiglia Glaser, che era al massimo della celebrità, sembrò al resto del mondo come un intruso in paradiso. Lui ed Elizabeth, che era un’insegnante per bambini disabili, si erano sposati nel 1980 nell’ufficio di una rabbino, e l’anno successivo nacque la piccola Ariel. Elizabeth dopo il parto ebbe bisogno di una trasfusione di 7 sacche di sangue, ma questo era contaminato. Lei non lo seppe finchè Ariel non si ammalò misteriosamente all’età di quattro anni. Gli esami dimostrarono che era sieropositiva. Così pure la madre, che le aveva trasmesso il virus attraverso l’allattamento. E anche il secondo nato, Jake, era infetto. Solo Paul non aveva contratto il virus. Dal momento della morte di Ariel nel 1988 i suoi genitori fecero una campagna per raccogliere fondi per una più grande ricerca clinica. Elizabeth morì nel 1994. Jake sopravvisse. “La più grande paura”, disse Paul Michael Glaser nella sua veste di Presidente Onorario della Fondazione creata nel nome di Elizabeth, “è l’impotenza di fronte alla morte”. Quindi quando lui parla del fatto di allontanare quella paura con le risate e l’empatia di una pantomima, dice questo partendo da una profonda esperienza che pochi possono uguagliare. Non meraviglia l’intensità di quest’uomo. Cresciuto nella fede ebraica, con un’attrazione verso il Buddismo, Glaser dice: “Gli insegnamenti dei nostri grandi maestri – Gesù, Buddha, Maometto – tutti portano alla contraddizione che noi viviamo come esseri umani: possiamo creare e conoscere tante cose, il nostro cervello è sorprendente – tuttavia com’è che non abbiamo alcun controllo sulla nostra mortalità? Perché siamo così impotenti?” Quelle sono parole di un uomo che vide sua moglie e sua figlia deperire e morire. Ora si sporge in avanti, incontra il mio sguardo, taglia l’aria con la sua mano. “Tu puoi scegliere di dire: ‘Non voglio affrontare questa contraddizione, datemi invece più cose da mangiare, da bere, più cose da possedere…’ Oppure puoi scegliere di dire: ‘Voglio affrontarla. Perdonerò me stesso per la mia impotenza, e nel farlo troverò compassione per i miei simili’. Si ha bisogno della propria paura per trovare il proprio cuore”. Chiacchiere in stile californiano? Forse. Ma la crudezza nei suoi occhi mi costringe a distogliere lo sguardo. Caspita. Pensavo che eravamo qua per parlare di pantomima. “Raccontiamo storie come questa – Pan, Wendy, Uncino – e creiamo i nostri eroi al fine di vederli agire sotto quella pressione e vincere quella paura”, dice Glaser. “Questo ci aiuta a credere che anche noi possiamo farlo. Ma creiamo i nostri dei anche al fine di nutrircene”. Pardon? “Molti fans si sono irritati quando ho usato questa frase per descrivere la celebrità. Intendo dire, noi vogliamo un qualche eroe che possiamo toccare e del quale possiamo ottenere una parte, perché abbiamo bisogno di credere che abbiamo le loro stesse capacità. Noi mangiamo la Comunione, il Corpo di Cristo. E’ qualcosa di molto simile ad un autografo: il desiderio è quello di dire ‘Io sono come te e tu sei come me. Tu sei un dio e c’è un dio in me’”. Glaser si sentì sopraffatto nell’essere una star americana da prima serata in televisione. “Mi venne data la maschera di un dio da indossare. Quando successe la prima volta rimasi pietrificato. Pensai ‘Dove sono io in tutto questo? Questo non è ciò che sono’”. E ora? “Mi ci volle molto tempo per sentirmi a mio agio. Cerco di essere gentile per quel che posso. Non frequento molto i posti ‘trafficati’, dove c’è molta gente”. Soggiornando in un aparthotel in centro a Londra, Glaser viene condotto quotidianamente avanti e indietro da Bromley. Lo show si terrà dal 30 novembre al 13 gennaio, con 13 performances a settimana. “Non è più solitario di quanto io lasci che lo sia. Scrivo”. Durante l’estate ha presentato istanza di divorzio dalla produttrice Tracy Barone, sua seconda moglie, dopo 10 anni di matrimonio. Glaser vuole la custodia della loro figlia Zoe, ma la vedrà solo per una settimana durante le rappresentazioni. “E’ triste. Mi manca”, egli dice. “Nessuno di noi vuole il divorzio. Si divorzia perché le cose non si sistemano. Non si ferma il profondo desiderio per l’esperienza familiare, amorosa, a cui tutti aspiriamo”. Al polso porta un braccialetto rosso ornato di perline che gli ricorda la figlia. “Ci eravamo messi ad infilare le perline, insieme”. Questo è tutto quello che vuole dire. Vuole riposare un po’ prima di provare una scena di combattimento questo pomeriggio, ma sa che può solo sperare di evitare l’interesse sulla sua vita personale. “La prima cosa di cui ti rendi conto quando diventi una celebrità è che hai fatto un patto con il diavolo”. C’è un sorriso risoluto sul suo viso. Paul Michael Glaser provabilmente non crede davvero nel diavolo, ma sa tutto riguardo ai suoi personali demoni. Essi sono con lui anche quando si veste e recita in “leggerezza”. Ma li colpirà, uno dopo l’altro, come Starsky faceva con gli spacciatori dei bassifondi, e non come Capitan Uncino che flagella i Ragazzi Sperduti. Oh sì, lo farà. [1] Il burlesque è un genere di spettacolo parodistico nato nella seconda metà dell’800 nell'Inghilterra Vittoriana ed importato successivamente negli Stati Uniti, dove riscosse grande successo soprattutto fra gli strati di società meno abbienti. Il burlesque unisce momenti comici semplici ed immediati, danze di ballerine, col tempo sempre più svestite (da questo tipo di spettacolo derivano gli odierni strip-shows) e un elemento satirico che col tempo si è in parte perduto, trasformando il burlesque in un genere più simile al varietà.
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