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“La nostra capacità di amare è il nostro più autentico potere, il nostro più

grande potere come esseri umani” PMG

 

UPDATED
April 27, 2007

Dalla rivista HELLO MAGAZINE, 16 marzo 1996

Francais Deutsch Espanol

 

PAUL MICHAEL GLASER, l’ex star di “Starsky e Hutch”, parla per la prima volta dopo 15 mesi della morte della moglie a causa dell’AIDS.

 

(sulla destra) Paul tiene fra le braccia il figlio appena nato, Jake, mentre Elizabeth ed Ariel, che aveva allora tre anni, si uniscono nell’immagine di una famiglia felice. A quel tempo ancora non vi erano segnali della tragedia che li avrebbe colpiti. Essendo una coppia riservata, inizialmente i Glaser cercarono di mantenere segreta la loro situazione, ma quando la storia divenne pubblica, Elizabeth usò l’immagine della loro bambina per portare avanti una campagna per una maggiore consapevolezza. (sotto)

Lo scorso luglio quando Paul Michael Glaser comparve sul set per dirigere il film “Kazaam”, il cast e la troupe si aspettavano di incontrare un marito e padre affranto. Aveva perso la figlia, Ariel, per l'Aids nel 1988, e nel dicembre 1994 sua moglie Elizabeth, uno degli attivisti Aids più noti e rispettati in America, pure lei morta in seguito alla malattia. Invece videro un uomo che sembrava almeno sollevato. Non si isolava dal cast e dalla troupe e pranzava con loro ogni giorno invece che nella sua roulotte.

“Le perdite di Paul avrebbero potuto farlo cadere in profonda depressione”, dice il suo produttore, Bob Engelman. Ma Glaser non avrebbe potuto essere più aperto e premuroso. Quando sentì che il suo assistente regista, Gary Marcus, aveva programmato di celebrare il suo quinto anniversario di nozze in un hotel, “Paul in qualche modo scoprì in quale hotel e ci mandò una bella bottiglia di champagne”, dice Marcus.

Fu nel 1986 che Paul Michael Glaser, ex stella in “Starsky e Hutch”, apprese che alla sua famiglia era stata distribuita la peggior mano di carte possibile. Sua moglie ebbe un'emorragia nel 1981, quando era al nono mese di gravidanza di Ariel, e inconsapevolmente contrasse il virus HIV attraverso una trasfusione di sangue. Ariel nacque serenamente, ma quando si ammalò seriamente, quasi cinque anni dopo, i dottori stabilirono che Elizabeth aveva trasmesso il virus dell'Aids a sua figlia attraverso l'allattamento al seno. I test dimostrarono che Elizabeth aveva trasmesso il virus anche a suo figlio di diciotto mesi, Jake, durante la gravidanza. “S'imponeva una scelta su come percorrere questo difficile cammino”, dice Glaser, risultato negativo al test per il virus dell’Aids. “Avrei potuto sentirmi una vittima: ‘Perché è successo a me?’ Ma se si utilizza questo non come simbolo di compassione o di eccezionalità ma come un'opportunità, allora si scoprono molte cose sorprendenti sul significato del nostro esistere”.

Glaser ha raccontato ben poco pubblicamente riguardo la sua lunga traversia, ma sta portando avanti l'eredità di Elizabeth attraverso la Pediatric Aids Foundation che lei contribuì a fondare nel 1988, e ha accettato di incontrarci nella sua piccola e fredda roulotte. Ci sono solo pochi effetti personali: un bruciatore con uno stick di incenso come segno del suo amore per la meditazione, ed un foglio di carta attaccato alla parete che dice: “Non andare là” (ci spiegherà il significato più tardi). Il mangianastri diffonde musiche di James Taylor (il cantante registrò canzoni di bambini per Ariel, che ispirarono l'album per la raccolta-fondi “Per i nostri bambini”, a cui parteciparono anche Bob Dylan, Barbara Streisand e Carole King).

“Dopo aver trascorso 20 anni della tua vita con qualcuno, ne senti ogni giorno la mancanza, in un modo o nell'altro”, dice sommessamente, sedendo con le ginocchia sollevate. “Uno lo sente dire prima, ma finchè non ti succede non riesci a realizzare quanto profondo questo sia. Molte volte mi piacerebbe che Elizabeth vedesse che cosa sta facendo Jake o cosa sto facendo io”.

Glaser sa che avendo vissuto in un matrimonio e in una famiglia con l'Aids può aiutare gli altri. Ma rifiuta l'idea di essere un uomo straordinario. “Io mi trovo in circostanze straordinarie”, dice. “Non è facile ma questo è il mio destino e ne voglio ricavare il meglio. Quando le persone guardano a me, mi piacerebbe che capissero che hanno lo stesso potere e capacità che ho io. La mia vita e il mio cammino ne sono un esempio”.

Paul ed Elizabeth Glaser non volevano che la loro situazione personale diventasse di pubblico dominio. Ma nella primavera del 1988 Ariel stava morendo, ed Elizabeth era decisa a salvare suo figlio, che fortunatamente non presentava alcun sintomo di Aids. Sebbene rischiasse di compromettere la sua privacy, andò a Washington per chiedere più fondi per la ricerca pediatrica sull'Aids. Determinò una incredibile impatto. Quasi all'improvviso il bilancio federale pediatrico per l'Aids passò da 3,3 milioni di dollari a 8,8 milioni. In agosto, Elizabeth diede il via alla Pediatric Aids Foundation insieme alle sue intime amiche Susan De Laurentis e Susie Zeegen. Alla prima raccolta-fondi nel 1989 a Washington, ella sedette non riconosciuta da nessuno nel fondo della sala. Due mesi dopo avrebbe perso il suo anonimato.

Con i giornali scandalistici pronti a violare la loro storia, Elizabeth e Paul si videro forzati a farsi avanti e raccontarla loro stessi. Dopodichè Elisabeth attraversò il Paese, raccogliendo 30 milioni di dollari nei successivi 5 anni e convincendo i dirigenti eletti, come i senatori Howard Metzembaum e Orrin Hatch, a diventare suoi alleati.

Sebbene Elizabeth si sentisse sempre più a proprio agio sotto la luce dei riflettori, suo marito, che aveva abbandonato la recitazione per scrivere sceneggiature e dirigere, la evitava accuratamente. “A Paul non è mai piaciuto essere una celebrità”, dice Josh Baran, un dirigente alle pubbliche relazioni, che consigliò la coppia quando la loro storia divenne pubblica. “Elizabeth stava nel soggiorno con una troupe in cerca di notizie, e Paul fuori sul retro a scrivere una sceneggiatura. Era evidente che lui aveva bisogno di lavorare, ed Elizabeth divenne la crociata”.

Fu soltanto durante gli ultimi mesi di vita di Elizabeth, nel 1994, che Paul sembrò accettare un ruolo più rilevante quando fece delle apparizioni insieme a lei agli eventi per la raccolta fondi e al “ Prime Time Live”. Come la De Laurentis ricorda, “Elizabeth diventò più dipendente da Paul. Lui la faceva sentire sicura. Voleva che lui le fosse sempre accanto, e Paul stette al suo fianco ogni giorno”.

A Hollywood, dove i mariti non sono certo noti per la stabilità in situazioni matrimoniali difficili, Paul si dedicava chiaramente a sua moglie. “ Qualche notte me ne stavo lì distesa e pensavo a quanto Paul dovesse sentirsi in trappola”, scrisse Elizabeth nel suo libro del 1991 “In The Absence of Angels” [“Gli angeli non abitano più qui”]. “Sapevo che qualche volta avrebbe voluto fuggire. Una parte di me lo avrebbe voluto, e così anche una parte di lui doveva volerlo”.

Abbandonare non è mai stata una scelta, dice Glaser. “Si deve guardare alle prove e alle difficoltà come ad un'opportunità per trovare più grande amore e consapevolezza non solo l'uno per l'altro ma per se stessi. Mi rendo conto che questa era la strada che dovetti prendere, ed Elizabeth lo capì e facemmo tutto il meglio che potevamo fare. Qualche volta fallivamo e qualche volta avevamo successo, ed avevamo momenti più felici ed altri più tristi e momenti di allontanamento, periodi in cui riuscivamo ad armonizzarci ed altri in cui non ci riuscivamo”.

Al di sotto c'era sempre la paura. “Certamente c'era paura del virus”, dice Glaser. “Questo è naturale. Ma dovete capire che per cinque anni, nei quali non sapevamo niente, mia moglie ed io abbiamo avuto una vera intimità, normali rapporti sessuali. Mia figlia sputava su di me, vomitava su di me, persino sanguinava su di me, e io non ho mai preso questo virus. E io non guardo mio figlio e penso che prenderò il virus da lui”.

A 11 anni Jake, che non ha mai sviluppato i sintomi dell'Aids ed è un partecipante agli studi della Pediatric Aids Foundation sui sopravvissuti a lungo termine, è il sostegno di Glaser. E' Jake che ha insegnato a suo padre come non indugiare nel passato o come non pensare troppo al futuro. “I bambini hanno la capacità di vivere nel momento che viene loro dal cuore”, spiega Glaser. “Jake affronta la sua mortalità, e tuttora ha la capacità, tra il rifiuto e l'accettazione, di vivere il momento presente. E' una benedizione”.

Questo ci porta a quella pura e semplice scritta, “Non andare là”, appesa nella roulotte di Glaser . “Quando mi abbandono al passato o al futuro, è come andare all'inferno per me”, egli dice. “Quelle parole mi rammentano di non scivolare fuori dal momento presente”.

Quando la salute di Elizabeth volse al peggio nel 1994, Jake divenne ansioso sul fatto di essere abbandonato, ammette Glaser. Padre e figlio cercano di aiutarsi l'un l'altro per andare avanti. “Andiamo in bicicletta, in spiaggia, al bowling di tanto in tanto”, dice Glaser con una tale tenerezza che si può quasi sentire il suo attaccamento a Jake. “Andiamo a pescare e al cinema”.

 

Malgrado il deterioramento fisico, Elizabeth rimase un’infaticabile crociata che davvero riuscì a supportare la Fondazione e trovare aiuto nelle simpatie di Hillary Clinton.

 

 

 

Paul si mantiene attivo e in salute.

Se l'anno scorso fu l'inizio di una nuova vita per Paul e Jake, esso fu anche segnato da dolci – amari ricordi. Elizabeth era sempre stata appassionata ai riti celebrativi: il “tequila toast” per il suo compleanno l'11 novembre, il lancio dei palloni il 4 agosto in memoria del compleanno di Ariel, l'annuale riunione delle stars al “A time For Heroes”, il carnevale a Los Angeles per la raccolta fondi a favore della Pediatric Aids Foundation. L'ultimo carnevale a giugno fu il primo senza Elizabeth, e il primo al quale Paul scelse di apparire alla conferenza stampa.

Paul non era preparato agli effetti che l'esperienza avrebbe avuto su di lui, dice la De Laurentis. “Era molto emozionato alla fine della giornata. Una delle cose che avevamo sempre fatto dopo era quella di tornare nella loro casa, bere tequila e saltare in piscina con i nostri vestiti addosso. Non ci fu modo di farlo quest'anno, così tutti vennero a casa mia. C’era un senso di tristezza e di sollievo che il giorno fosse passato”.

La più grande sfida per Glaser fu portare avanti l'eredità di Elizabeth. Prima, dice De Laurentis, “Lui era il suo supporto, il partner silenzioso”. Ma dopo un mese dalla sua morte, Glaser si offrì volontario per partecipare al Consiglio della Fondazione. E’ diventato una figura visibile agli eventi della Pediatric Aids Foundation, e in maggio era alla Casa Bianca per aiutare a lanciare la campagna della Fondazione per incoraggiare le donne in gravidanza ad offrirsi per il test prenatale del virus Hiv. “La ricerca ha scoperto che c'è un modo per bloccare la trasmissione dell'Hiv da madre a figlio”, egli dice. “Non preferireste avere questa opportunità che non averla? Una scelta parla di speranza, l'altra di vittimizzazione”.

Poiché il tempo passa e Jake sta bene, Glaser pensa qualche volta ad innamorarsi e sposarsi di nuovo. “Certo, mi piacerebbe che questo succedesse”, sospira. “ Mi piacerebbe avere un'altra famiglia”. Ma rapidamente ritorna sui suoi passi. “Non so se il matrimonio e la famiglia siano nel mio destino”.

Glaser è richiesto sul set. E Jake è arrivato, come fa spesso dopo la scuola . Con voce ardente Glaser dice: “Elizabeth era vitale, forte e appassionata, ed era una straordinaria ed immensa parte della mia vita. Mi ha insegnato tanto sull'amore. Porto questa esperienza di lei con me ogni giorno”.

 

Articolo di Jane Birnham per la rivista Hello Magazine, Marzo 1996

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