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Sito Ufficiale di Paul Michael Glaser
“La nostra capacità di amare è il nostro più autentico potere, il nostro più grande potere come esseri umani” PMG
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| UPDATED April 27, 2007 |
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Intervista di Paul con Al Roker,sulla rete CNBC,1996, per l’uscita del film KAZAAMAL ROCKER: Allora…come è stato lavorare con qualcuno che non è un preparato attore professionista? PAUL : Il vantaggio è che hai qualcuno che non è guastato dall’esperienza, qualcuno che lavora con una straordinaria apertura mentale. E nel caso di Shaquille O’Neal si ha qualcuno che recita con un formidabile talento. E’ molto dotato. E ha una straordinaria e bella caratteristica. Ha un grande cuore, è un po’ clown, un artista, ama i bambini. E’ meraviglioso in questo, e sorprenderà molta gente in questo film. Ed è giunto a tutto ciò come un professionista. E come un professionista disse: “OK, che cosa devo fare?”, e imparò. E ha tenuto gli occhi e le orecchie aperte, si è tirato su le maniche e l’ha fatto. E vorrei pensare che in…non importa…che in qualsiasi cosa si faccia nella vita, se sei un professionista puoi applicare questa professionalità a qualunque altra cosa. E Shaquille l’ha fatto e ne è uscito un lavoro eccezionale. AL ROKER: Così alla fine ricorderemo Shaquille O’Neal come un grande giocatore di basket o un grande attore? PAUL : (risate) Penso che provabilmente ricorderemo Shaquille O’Neal come una persona veramente straordinaria. AL ROKER: Non male. Quando hai preso la decisione : “Mi piace recitare, ma voglio fare il regista?” Quando avvenne…quand’è che tu…fu una decisione consapevole? PAUL : Penso di aver sempre voluto dirigere. Mio padre era un architetto, e sono sempre stato entusiasta nel dire che se mio padre non fosse stato un architetto avrei voluto esserlo io… (sorrisi). Ho sempre provato interesse nel raccontare storie, nella fotografia, nella pellicola, in una macchina da presa in movimento. Mi ha sempre affascinato insegnare. E così dirigere per me diventò una reale estensione di cose. Penso che recitare sia qualcosa che feci in attesa di passare alla regia. Quando la celebrità mi arrivò improvvisamente mi resi conto che non era qualcosa che desideravo. Quello che volevo era perfezionare me stesso come artista. E quantunque io sarò sempre un attore…..si può mai considerare l’attore disgiunto dalla persona?…comunque sia…dirigere è qualcosa che mi piace veramente. Mi riempie davvero. Trovo che sia una straordinaria sfida. AL ROKER: Hai detto che quando la celebrità ti arrivò non era ciò che avevi pensato che fosse. Come la immaginavi quando hai cominciato come attore? PAUL : Non penso di averla mai veramente articolata per me stesso. Penso a questa componente e poi all’attore che vuole attenzioni, che desidera approvazione, che vuole essere riconosciuto. Un attore vuole sentirsi dire che vale e che è bravo in ciò che fa. Questo avveniva anche dentro di me. Non penso che mai veramente a quel punto della mia vita – a qualsiasi livello di maturità al quale fossi arrivato - non penso di essere stato in grado di focalizzarmi su di essa o di articolarla per me stesso. E penso che quando accadde rimasi abbastanza stupito che la gente mi stesse considerando in questo modo per il fatto di fare qualcosa che non pensavo fosse brutta, ma che non credevo che valesse tutta quella adulazione. AL ROKER: Quando sei arrivato a quel punto, quando hai raggiunto la celebrità, il culmine della popolarità, ti sei sorpreso…bene, era difficile per te poiché tu sapevi provabilmente che non stavi facendo Shakespeare. Tu stavi facendo una cosa divertente e usando un tipo di linguaggio per un programma di azione e avventura così opposti alla recitazione nelle grandi opere. PAUL : Penso che provabilmente mi sarebbe piaciuto essere stato riconosciuto per l’attore che cercavo di essere. Non ho realizzato a quel tempo che l’attore che cercavo di essere stava apportando una certa tecnica e un certo “saper fare” e intelligenza ad un personaggio che si era andato evolvendo nella mia recitazione e lo manifestai in Starsky. AL ROKER: Fu quello qualcosa che…. Parleremo di questo quando ci ritroveremo, di questo e di molto altro quando continueremo con Paul Michael Glaser qui sul programma Al Roker…. AL ROKER: Bentornati. Siamo sulla CNBC e stiamo parlando con Paul Michael Glaser. E il suo film Kazaam ha un collegamento con la Fondazione che ovviamente (rivolgendosi a Paul) ti è molto intima, la Pediatric Aids Foundation (esita un momento). Di che relazione si tratta? PAUL : Bene…quando torno indietro col pensiero al film e al processo attraverso il quale si è sviluppato, si è evoluto, e a ciò che stavo affrontando, devo dire che esso aveva moltissimo a che fare con me stesso nel tentativo di trovare il mio cuore. Mi riguardava moltissimo, due mesi dopo la morte di Elizabeth, mentre cercavo una strada per tornare a vivere, per esprimermi. E guardavo a questa storia che veniva fuori da me stesso e al modo in cui si stava creando e a ciò che stavo raccontando. La storia è su questi due personaggi che sono praticamente “appiccicati” l’uno all’altro. Non si piacciono per niente, ma non possono evitarlo, sono legati. Si tratta di un genio e del bambino che lo ha liberato dalla sua radio, in questo caso non si tratta di una lampada. Essi non hanno scelta se non quella di trovare un modo per andare d’accordo finchè il genio possa procurarsi i suoi tre desideri e tornare verso dove desidera andare. E nel corso di questo viaggio essi scoprono l’amicizia, una profonda amicizia. E trovano un modo di prendersi cura l’uno dell’altro e trovano i loro cuori. E nel trovare i loro cuori il genio trova la sua libertà e il ragazzo trova la coscienza, il senso di se stesso. Ed io guardai a questo e pensai che fosse veramente interessante, perché ciò di cui la storia parla riguarda il magico di cui tutti andiamo alla ricerca in questa vita, il potere che noi tutti cerchiamo. Noi tendiamo a cercarlo al di fuori. Lo cerchiamo in un genio o lo vediamo nel possesso o in qualcosa che possiamo comprare, in qualcuno con cui possiamo stare o in qualcuno che ci può piacere. Il potere è in realtà dentro i nostri cuori, in noi stessi. Il magico è nei nostri cuori. La nostra capacità di amare è il nostro più autentico potere, il nostro più grande potere come esseri umani. E io guardo il lavoro che ho fatto dalla morte di Elizabeth. Sono diventato Presidente nel Consiglio della Fondazione. Una straordinaria organizzazione che lei ha costruito insieme alle due co-fondatrici e che ha fatto un lavoro sorprendente. Ha realizzato con meno del 6% globale, il che significa che 94 centesimi di ogni dollaro vengono utilizzati per la ricerca - ha realizzato traguardi che sono ora a portata di mano e che noi mai avevamo pensato possibili. Saremo in grado nei prossimi 2 o 3 anni di ridurre la trasmissione del virus da parte della madre al bambino al meno del 2% solo in questo Paese. Ciò significa che nei prossimi 5 o 10 anni possiamo creare questo effetto nel mondo. Si tratta di una pandemia mondiale e questo è qualcosa che non è più in prima pagina. AL ROKER: Come mai? PAUL : Perché la gente non vuole dover affrontare questo ogni giorno e perché non sono novità che meritano una quotidiana attenzione. Sono stanchi di questo. E il sistema economico della vendita dei giornali, delle riviste e dei programmi è di offrire al pubblico cose nuove, ma la realtà è che il problema è ancora lì. Ora ecco la mia opinione. Alla Fondazione siamo sul punto di poter determinare uno straordinario impatto. Ciò che stiamo facendo e ciò di cui stiamo parlando qui è non solo del bisogno di cercare una risposta o delle risposte all’Aids pediatrico e al virus HIV. Noi stiamo parlando del bisogno di dire e mostrare alla gente, attraverso l’esempio di Elizabeth, attraverso la Fondazione e il lavoro che essa fa e attraverso la strada che ci porta tutti a noi stessi, che noi abbiamo il potere di fare ciò. La priorità nelle nostre vite è capire che possiamo entrare in contatto con quella parte più elevata di noi stessi. Questo più elevato amore. Questo amore, la nostra capacità, le nostre facoltà, il nostro magico. Se siamo in contatto con questo, se facciamo di questo una priorità come qualcosa che veramente vogliamo fare e che ci importa fare, allora possiamo fare la differenza. Non solo nel mondo dell’Aids pediatrico. Non solo nel mondo delle malattie. Ma possiamo fare la differenza nel modo di portare avanti noi stessi come esseri umani. E possiamo trovare strade per guidare e superare un mondo sempre più terrorizzato. E il mondo sta diventando tale sempre di più. AL ROKER: Ma in questo…Voglio dire, tutto gira intorno ad un scelta. Tua moglie contrasse l’Aids attraverso una trasfusione di sangue. Voi avreste potuto scegliere, decideste per un certo tempo di tenere la cosa per voi stessi, ma in seguito l’avete resa pubblica. Quando avete fatto la scelta che questo era qualcosa che volevate trasformare in una cosa buona e positiva almeno in quanto alla Pediatric Aids Foundation? Voglio dire, voi avete dovuto fare una scelta, tu e tua moglie Elizabeth. PAUL : Penso che quando ci si confronta con la tragedia, quando ci si confronta con la perdita, con la paura, con la propria paura, ciò si riassume nella paura della mortalità, sia che si tratti della propria mortalità sia di quella di una persona amata, la qual cosa da sola ti mette più in contatto con la tua paura della mortalità. Quando ci poniamo di fronte a questo come esseri umani che hanno una scelta si è nel giusto. Noi abbiamo una scelta e questa scelta sta o nel vedere noi stessi come vittime e dire “perché io?” e smarrirci nella nostra collera e in tutti gli altri sentimenti causati dalla paura. Oppure possiamo scegliere di dire “perché non io?” e cercare di trovare qui delle opportunità. La possibilità di entrare in contatto con i nostri cuori, la possibilità di evolvere, di diventare migliori, più forti, di imparare di più, di aiutare di più, di fare di più come esseri umani. E’ una scelta fondamentale. Io sono molto fortunato perché da un lato ho avuto un insegnante stupendo, un insegnante/terapista, un uomo che mi ha aiutato a capire un destino terribile. Ho avuto degli amici stupendi. Ho avuto una moglie meravigliosa. Ho avuto il dono di una preparazione e di una educazione di una persona dalla fanciullezza che io suppongo, e non posso fare di più di supporre, che mi ha consentito, quando arrivò questo bivio o questo momento cruciale lungo la mia strada, di capire che avevo una scelta. E la cosa che sto cercando di trasmettere è che tutti noi abbiamo questa scelta. Tutti ce l’abbiamo. Se sentiamo di non aver alcuna scelta allora siamo delle vittime. Se ci mettiamo di fronte alla nostra mortalità e a tutti i nostri sentimenti e diciamo: “che cosa posso fare, non ho scelta”, allora non abbiamo scelta. Siamo vittime. Se diciamo “ho una scelta” allora abbiamo la nostra dignità. Abbiamo un’integrità. Possiamo dire “sto facendo una scelta e la mia scelta è quella di cercare la mia compassione, di perdonare me stesso per non essere in grado di fare di più, di cercare di fare tutto quello che posso e di amare me stesso e di amare i miei simili”. Questa è una scelta che penso possiamo fare ed essa è tanto importante oggi. Realizzando questo film ho rivelato molta della meditazione che porto avanti nella mia vita, e lo spirito di questo film è ciò che voglio tanto essere capace di condividere con la gente, cioè il fatto che il potere è dentro di noi, noi abbiamo questo potere. Ce la possiamo fare. Sembro un po’ come un evangelista….. AL ROKER: Ma non è una brutta cosa….. PAUL : No? AL ROKER: No, non lo è. Continueremo la discussione non appena ritorneremo qui con Paul Michael Glaser. AL ROKER: Eccoci nuovamente al programma Al Roker. Stiamo chiacchierando con Paul Michael Glaser, attore e regista. Come riesci a trovare un equilibrio, visto che ovviamente la Pediatric Aids Foundation è qualcosa che ti sta molto a cuore sebbene tu abbia un’altra vita, una carriera…. è difficile bilanciare le cose? PAUL : Um, penso che sia sempre difficile arrivare ad un equilibrio, ma tutto gira intorno a questo. Perciò non mi focalizzo su quanto difficile sia. Qualche volta mi lamento al riguardo (risate)… AL ROKER: Tu ancora ti ritrovi ad affrontare questo? Sai, mi sto giusto preoccupando riguardo alla tua vita. Noi guardiamo la gente dello spettacolo e pensiamo…bene loro hanno questi problemi ma non saranno assolutamente niente in rapporto ai nostri. Ma qualche volta essi sono peggiori e qualche volta migliori… PAUL : Questa è una delle più grandi ironie. Una delle più grandi ironie è che il livello al quale noi (indicando se stesso e Al) nell’industria dello spettacolo siamo in grado di comunicare l’uno con l’altro e poi con il resto del mondo è il livello dal quale dipende il nostro successo. E quello che stiamo cercando di comunicare è che noi siamo uguali. Abbiamo gli stessi problemi, le stesse difficoltà, lo stesso tutto. E ritengo che ciò che intendevi dire è che noi dobbiamo superare la percezione della gente, o l’errata considerazione, che poiché noi otteniamo una certa visibilità, sia che essa sia ciò che la gente percepisce come fama o attenzione e in qualche caso fortuna, che questo cambi il panorama. E’ ironico non è vero che si avverta questo, non so se lo si può chiamare un paradosso, ma noi stiamo cercando di comunicare una cosa ma siamo percepiti…e sto dicendo questo proprio adesso e suona come un noi contro loro e non è così….
AL ROKER: Ma i media, e sto dicendo (indicando se stesso) i media…. Noi veniamo ospitati all’Entertainment Tonight o al People Magazine o all’US e ciò crea quasi un mondo differente…quella gente a Hollywood e a New York vive una vita completamente diversa… PAUL : Stai toccando qualcosa che penso sia davvero cruciale e molto importante…e cioè… qual è il ruolo dei media? Qual è il ruolo delle riviste, della televisione, del cinema? Qual è la nostra funzione? La nostra funzione è quella di comunicare. E cosa stiamo comunicando? Quello che stiamo cercando di comunicare, quello che abbiamo la necessità di comunicare, la ragione per cui ci ritroviamo tutti insieme nella stessa “stanza”, nello stesso posto, è che siamo tutti insieme per riaffermare la nostra capacità di superare la nostra paura. Di riaffermare noi stessi. Di stare bene nella nostra umanità. Di comprendere che tutti siamo sulla stessa barca. Questo è il lavoro e la responsabilità dei media. Tuttavia le paure della gente, la bramosia della gente sono là e i media sono soliti sfruttarle. I media generalmente sfruttano la paura e la sventura, la differenza tra un gruppo ed un altro. E quella è una sfortunata realtà perché poi le persone cominciano a perdere la loro visione di ciò che stanno facendo con questo potentissimo e prezioso mezzo. AL ROKER: I media hanno il diritto….se qualcuno ha una malattia, sia essa l’HIV o il cancro o qualunque altra…hanno il diritto di dire il tizio ha…sia che quella persona voglia o meno che il fatto sia conosciuto? Hanno il diritto di rivelarlo? PAUL : Non mi soffermerei su questo. Quello che direi … non mi sentirei di dire che ne abbiamo il diritto perchè… In realtà penso che il problema più evidente e importante è stabilire quale sia la loro responsabilità rispetto a quell’informazione. Tutti e troppo spesso amano dire che la responsabilità dei media è quella di informare. Quella fu la gran questione negli anni ’50, ’60 e ’70. Quando essa venne lanciata si disse che i media erano lì per informare la gente e che non c’era assolutamente alcuna responsabilità da prendere. Quasi adoravano un concetto neutrale, una posizione neutra. Ma la realtà è che invece c’è una responsabilità. Avere una macchina da stampa comporta il fatto di avere la capacità di diffondere non solo informazioni ma anche l’esperienza di essere persone. Noi abbiamo la responsabilità di raggiungere la gente, di far capire alle persone che non sono sole e che non siamo soli. Abbiamo una responsabilità nel porre in evidenza l’unità e la solidarietà. E finchè è così allora non è tanto il fatto se hanno il diritto di svelare o meno qualcosa. Si tratta di quello che fanno con questa informazione, se è solo per sfruttarla allora poi creano divisioni. Se la usano per unire ed informare ed evidenziare, e si prendono la responsabilità di comunicare la storia con l’intenzione “rendiamo questo mondo migliore!”, allora è qualcosa di diverso. AL ROKER: Tu hai parlato riguardo a cose che vengono relegate lontano dalle prime pagine. Che cosa ci vorrà perché i media, i giornali, ecc…. invertano questa tendenza e ricollochino l’importanza che l’HIV ancora richiede al posto dove dovrebbe essere? PAUL : Bene…sia che si tratti dell’HIV o altro…in ogni caso qualcos’altro ci colpirà. Ci sarà sempre qualcosa. Madre Natura provvederà a questo. Il corso della vita su questo pianeta ce lo procurerà. Ci prendiamo in giro se pensiamo che sarà altrimenti. Il valore della ricerca sull’HIV sta nell’incredibile risorsa di informazioni che ci prepara ad affrontare le cose che verranno. Perciò siamo stupidi se non la approfondiamo e impariamo tutto quello che possiamo e non manteniamo la pressione sul problema e continuiamo ad applicarci su di esso. Quale sarà il motivo per cui la stampa o i media lo affronteranno? Si sa, ci piacerebbe pensare che qualcosa di magico ci sorprenderà e farà dire a tutti “ Oh! Ecco, ho capito!”… saremo responsabili e non ci lasceremo sopraffare dalla nostra bramosia, avidità e paura e tutto il resto. Ma la realtà è che l’uomo è costantemente in lotta con la sua paura e diventa molto difficile prendersi responsabilità su questo. E c’è tanto nel piatto ora, c’è molto in gioco per la gente. Il mondo sta diventando più piccolo, il denaro è più costoso, il lavoro più difficile da ottenere, la gente che ce l’ha vuole conservarlo, la gente che fa i soldi vuole tenerli stretti. E così i media, che sono un affare... un business viene portato avanti per far soldi. La sua motivazione non è il miglioramento dell’umanità, il suo scopo è invece fare soldi. Perciò la domanda allora diventa “quando verrà il momento in cui esso sarà al nostro servizio invece di usarci”? E io ritengo che ci vorrà molto tempo per questo analogamente a quello che accadde a me relativamente al mio problema. AL ROKER: Bene, il fatto è che noi non facciamo soldi in questo programma, ci piace soltanto aiutare la gente (risate) PAUL : (sorridendo)…Ebbene, ho sperimentato questo e lo apprezzo. Mi è piaciuto parlare con te. (strette di mano) AL ROKER: Il film Kazaam. Shaquille O’Neal. Paul Michael Glaser, produttore e regista. Io sono Al Roker – qui non abbiamo un produttore o un regista. Facciamo lo show ed esso compare nelle vostre case, perciò apprezzate quello che fa (invia un bacio alla macchina da presa). Buonanotte a tutti! I discorsi qui contenuti sono di proprietà di Paul Michael Glaser e del paulmichaelglaser.org.
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